Non parlate di vita e di morte. No parlate di valori ed etica. Non parlate di salvezza e penitenza. Sarà stato un automatismo, un istinto, un'abitudine, non so. Era successo già con Nassirya, quella volta che si giocava una partita a calcio con i cadaveri ancora caldi per terra. E mandaste la pubblicità mentre i pupazzi azzurri intonavano a mugugni un playback nazionale col lutto al braccio. Volarono stracci il giorno dopo, ma almeno l'Italia aveva vinto.
Eccovi di nuovo, con la bava alla bocca, con la schiuma che vi esce dalla bocca, col fiato pesante per tutte le parole grosse vomitate sulla porta dell'ospedale, con la gobba ancora dolorante per il capo chino sul Vaticano. Eccovi di nuovo. Col cerone imperlato di sudore e gli occhi a palla per la coniglietta polacca che entra sculettando nella casa del grande bordello. Potevamo farne a meno? No che non potevamo.
Eccola qua la vostra morale alla chetichella, eccola. Eccoli qua i decreti emanati d'urgenza a ritmo di reality. Ora che hanno staccato la spina alla telecamera, vedrai l'urgenza urgere altrove urgentemente, vedrai! Che sia stupro o genocidio, che si tratti di terrorismo o di Sanremo, che parli di figa o di gol.
E stasera si gioca si gioca si gioca. Si gioca. Signori, si gioca.
Chissà Battisti per chi tifa stasera! E chissenefrega più!

